Ma la vera vittoria sarà disarmare Hamas

Fiamma Nirenstein, Ma la vera vittoria sarà disarmare Hamas, 22 maggio 2021

Chi ha vinto? La parola vittoria non è stata pronunciata nel sobrio discorso di conclusione dell’operazione “Difesa delle mura” che ieri Benjamin Netanyahu ha pronunciato. Quel che ha annunciato è che “ciò che è stato, non è quello che sarà”. Ovvero: “Non osate di nuovo”. Ma la spiegazione che è seguita spiega che Hamas, che ancora forse non ne è consapevole, è ferita fatalmente nelle sue strutture belliche. La sua “metro” ovvero il labirinto sotterraneo che ha portato gli attentati terroristici dentro i confini di Israele, nei kibbutz, sotto le case, la grande impresa mimata dagli Hezbollah coi soldi iraniani, è stata distrutta; mille obiettivi militari sono stati colpiti, fra cui 430 lanciamissili; gli edifici che ospitavano le strutture di Hamas, di cui 9 a molti piani, sono in rovina; fra i 230 morti almeno 160 sono terroristi, e l’IDF ha i nomi e i cognomi. Vale la pena qui di fare un cerchio a matita rossa sul fatto che su 1000 lanci 60 civili fra cui purtroppo alcuni bambini fra gli scudi umani di Hamas sono rimasti uccisi: una percentuali molto bassa di morti civili rispetto a qualsiasi altra guerra dall’aria. Meno ancora se si pensa che dei 4340 lanci di Hamas, 640 sono caduti dentro la Striscia colpendo i palestinesi stessi.

Netanyahu sapeva molto bene, ieri, accettando la richiesta del presidente americano e interrompendo le operazioni belliche che annunciando la tregua avrebbe incontrato la protesta, la paura, lo sguardo sconcertato della gente del sud che ieri si è di nuovo avventurata qualche metro lontano dai rifugi: è vera pace? Quanto può durare? Perché non distruggiamo l’incubo? Ma Bibi ha spiegato che non ha voluto rischiare la vita dei soldati entrando nella gabbia della tigre, come nel 2014; può solo promettere che adesso ogni lancio, ogni pallone infuocato, ogni fuoriuscita di terroristi da Gaza troverà una durissima risposta. Ma Israele non vuole occupare Gaza. La vittoria, dunque, non può certo essere controllare a prezzo di sangue e oppressione dei palestinesi un’area di cui né Abu Mazen, l’Egitto che pure ha mediato la tregua, il mondo intero sono bravi a sottolineare la povertà, ma non a denunciarne la causa: Hamas. D’altra parte Israele sa bene che mentre vittoria è pace, silenzio delle armi, per Hamas è per sempre la leadership della Guerra Santa che la consacra alla leadership del mondo palestinese, e persino del grande disegno internazionale di distruzione dello Stato d’Israele. Hamas si disegna al mondo come il vincitore della guerra sostenendo che ha guidato la guerra santa della difesa di Al Quds, Gerusalemme, e delle Moschee; lui ha conquistato e reso di nuovo shahid combattenti, i cuori addormentati da Abu Mazen nell’Autorità palestinese e degli arabi israeliani; lui ha fatto correre tutti gli ebrei nei bunker per 11 giorni; lui ha ridisegnato il conflitto con Israele come centro dello scontro che coinvolge Iran, Turchia, Siria… E che deve dimostrare che gli accordi di Abramo sono falliti. Israele ha di fronte un nemico che non rinuncerà mai alla distruzione del significato stesso di Israele come Stato legittimo del Popolo Ebraico. Non solo: Hamas, un gruppo di terroristi classificati come tali quasi da tutti i Paesi occidentali del mondo, che ha preso il potere buttando dai tetti i suoi nemici di Fatah e che giustizia i suoi nemici per strada con un sacco in testa, porta le sue bandiere (anche ieri sulla spianata delle Moschee mentre la gente gridava “Mohammed Deif” (l’arciterrorista degli autobus esplosi) nei guidare i cortei in Europa e negli Stati Uniti. E’ una perversione di cui ha ragione di vantarsi.

Dunque, chi ha vinto? Israele ha lo scopo di fermare la guerra, perché la sua essenza di stato occidentale glielo impone; Hamas quella di rinnovare la sua battaglia esistenziale per il predominio, perché la sua natura glielo impone. E poiché la scelta di Israele non è e non può essere quella di schiacciare il nemico, Hamas seguiterà per la sua strada. È la sua ragione di vita, al contrario di quella di Israele. Anche se Israele ha i motivi tecnici descritti da Netanyahu per proclamare una vittoria, pure la situazione resta incerta: Hamas dato il misto di simpatia per il Terzo Mondo, l’orwelliano rovesciamento della difesa della giustizia, l’ antipatia per Israele mista ad antisemitismo (negli USA e in Europa sono moltissimi in questi giorni gli episodi in cui le due cose si sono palesemente mescolate), Hamas ha potuto contare sulla sua narrativa vittimista pure essendo lui a bombardare i civili con i missili. Questo ha fatto passare l’idea dell’occupazione anche se Israele si è ritirata 16 anni fa, ha lamentato la miseria che viene generata dal fatto che la sua leadership usa i miliardi di aiuti in armi. Per vedere la conclusione della guerra, si deve solo puntare a un obiettivo: la demilitarizzazione di Hamas e l’uso dei fondi umanitari per il loro vero fine. Questo soltanto può decidere chi vince e chi perde.

Fiamma Nirenstein su Il Giornale

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